Il 27 gennaio di 65 anni fa le truppe sovietiche entrarono ad Auscwitz e liberarano quel che restava di un’umanità dolente sopravvissuta agli orrori del campo di sterminio diventato il simbolo dell’aberrazione del regime nazista.
Da dieci anni, per decisione del nostro Parlamento, quella data viene dedicata alla memoria della shoah e delle persecuzioni razziali di cui fu responsabile il regime fascista.
La frase di Primo Levi che riportiamo deve rappresentare un monito anche per l’oggi.
Il nostro paese sta attraversando forse la più profonda crisi democratica e culturale dal dopoguerra. Lo stato di diritto è sottoposto a un attacco senza precedenti, che mette in discussione le condizioni stesse dell’esistenza del sistema democratico.
La nostra Costituzione, frutto del sacrificio di migliaia di donne e uomini che seppero resistere a quella barbarie e liberare l’Italia, viene costantemente violata da chi ci governa.
Oggi ricordare significa ritrovare un più forte impegno civile e contrastare la sistematica violazione dei diritti umani che subiscono gli ultimi della nostra epoca, le persone migranti che mettendo a rischio la vita raggiungono i paesi del nord del mondo alla ricerca di un futuro dignitoso. Troppi sono ancora i moderni lager da chiudere, dai Cpt ai ghetti, non solo simbolici, in cui si vorrebbero confinati i tanti ‘diversi’, si tratti di rom, di omosessuali o di diversamente abili.
Razzismo e discriminazione non sono stati sconfitti una volta per tutte. L’uguaglianza, il rispetto dell’altro, la salvaguardia dei diritti fondamentali restano obbiettivi da perseguire con quotidiana tenacia anche in questo ventunesimo secolo, perché gli orrori del passato non si ripetano più.
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